PELLEGRINI DI SPERANZA Questo il motto che Papa Francesco ha scelto per il Giubileo 2025.
Sempre Papa Francesco, ci ha invitato “sentendoci tutti pellegrini sulla terra in cui il Signore ci ha posto a non trascurare lungo il cammino di contemplare la bellezza del creato e di prendersi cura della nostra casa comune”. Tra tante proposte di pellegrinaggi organizzati, ecco arrivarmi improvvisamente durante la Settima di Pasqua, il desiderio di andare a Roma, non in auto, treno o pullman, ma lentamente, con pazienza, lungo la Via Francigena, la via già percorsa per secoli dai pellegrini europei. Scopro che la Via Francigena si può fare in bicicletta e la propongo a mia moglie Patrizia: anche lei ha un po’ di passione per uscite “tranquille” in bici. Con gradualità, arriva la decisione condivisa (fa tanto che Patrizia mi vuole un gran bene e che non mi lascia più andare da solo). Facciamo alcune scelte: sarà un viaggio di preghiera e ringraziamento; programmeremo le tappe del pernottamento di giorno in giorno, avvalendoci delle strutture di ricovero per pellegrini. Quest’anno è poi il decennale del rilascio dell’enciclica “Laudato Sì”, preparo degli adesivi con il logo del Circolo Laudato Sì del Decanato Zara, di cui faccio parte e lungo il percorso li attaccherò per sensibilizzare chi li vedrà a leggere e a vivere questo importante documento di Papa Francesco.
In bici da Milano verso Roma
Il bagaglio è essenziale e caricato sulle bici, il 23 maggio si parte da Milano.
La Via Francigena è un percorso storico/religioso che è stato recuperato sull’onda del successo del più famoso “Cammino di Santiago di Compostela”. Utilizzando strade a basso traffico e tante sterrate, in quindici giorni, abbiamo attraversato la bellissima natura della nostra Italia, dei piccoli e grandi borghi che hanno vissuto secoli di accoglienza pellegrina: Lodi, Piacenza, Pontremoli, Lucca, San Gimignano, Siena, Viterbo, per citare i più grandi.
Tanti pellegrini italiani e stranieri
Abbiamo incontrato tanti pellegrini italiani e molti stranieri, dal Nord Europa alla Nuova Zelanda, che, a piedi o in bici, da soli o in compagnia, affrontano pianure e salite e lungo il percorso o durante la cena in comune, si condividono le sensazioni, la fatica, i sentimenti e qualche volta la motivazioni che spingono a intraprendere questo viaggio.
La scelta di non prenotare le tappe, come invece molti fanno, ha posto qualche ansia; alcune difficoltà del percorso hanno fatto sorgere preoccupazione e timore. Ma se una cosa di questo viaggio mi ha rafforzato è che la Provvidenza ci è stata sempre vicina: non viaggiavamo in due , ma in TRE! e ha preso le sembianze delle persone straordinarie che abbiamo incontrato praticamente in ogni tappa. Ne cito alcune: Ervin, partito a piedi da Rotterdam, che ci ha aiutato con la sua forza nel passaggio del Po; Beppe, il gestore dell’Ostello Parrocchiale di Radicofani, che con il suo sorriso e la sua lavanda dei piedi a noi pellegrini, ci ha infuso l’energia per continuare e arrivare sino in fondo e infine Don Giuseppe che a Fiorenzuola ci ha accompagnati per un chilometro per andare alla Messa domenicale, salutando con gioia tutte le persone che incontravamo.
L’arrivo alla Porta Santa
Il 7 giugno verso le ore 11,30 abbiamo all’improvviso visto apparire la Cupola di San Pietro in Roma: io e Patrizia ci siamo guardati emozionati, senza parole, non c’era nulla da dire, il nostro viaggio insieme aveva detto tutto. Un sacerdote in Santa Maria Maggiore, sulla tomba di Papa Francesco, ha ascoltato la nostra storia e ci ha dato la benedizione.
Varcare la soglia della speranza è ritrovare in Gesù la fiducia in un mondo nuovo. E noi in questo viaggio l’abbiamo visto.
Antonio e Patrizia






