La pandemia, nel bene e nel male, ha evidenziato dei limiti già presenti nelle nostre celebrazioni domenicali. Dopo un anno di pandemia le chiese sono più vuote, ma lo “svuotamento” non inizia con il Covid-19 ma da molto lontano quando le chiese erano piene e la fede lentamente si allontanava dalla vita sempre più intrappolata «nel penitenziario dei consumi», come diceva Pier Paolo Pasolini, creando un paradiso artificiale che ha aggredito l’umanità, gli ultimi, la natura e la galassia delle donne. La pandemia ha procurato, ed evidenziato ulteriormente, moltissimi problemi alle donne, non ultimo la generale perdita di lavoro. I giovani, come dice mons. Olivero di Pinerolo (Jesus, n. 3, Marzo ’21) hanno bisogno di riti di ingresso, di cammini preparatori, di coinvolgimento. Se la Messa è vissuta come scontata, non è più celebrata e partecipata dal popolo, viene soffocata non dai riti, ma dalla ritualità e dalla ripetitività. Si fa la comunione senza essere in comunione. Entrando nel rito ci si accorge che il linguaggio è tutto al maschile, che non significa maschilista, ma che la Chiesa rischia di non ascoltare più le donne e di perderle. Per secoli sono state la forza della Chiesa «mentre ora – dice mons. Olivero – quelle nella fascia 30-50 anni le abbiamo perse. Chiediamoci perché non parliamo più, non interessiamo più, come Chiesa, alle donne». Credo che il nuovo “Motu proprio” e l’importante gruppo di teologhe ben preparate e formate, difficilmente riusciranno ha fermare questa emorragia pastorale. Bisogna tornare ad ascoltarle, soprattutto nella loro quotidianità. Papa Francesco ascolta le donne, ma i cardinali, i vescovi, i sacerdoti, gli uomini lo fanno? Nell’aprile 1981 C. M. Martini partecipando al convegno di Milano Per una Chiesa in ascolto della donna disse una profezia valida ancora oggi. «La Chiesa – dice C.M. Martini – deve porsi in ascolto. Deve lasciarle esprimere da protagoniste. Il loro modo di leggere, interpretare la vita ha una rilevanza che deve segnare un cammino pastorale che non può vedere le donne perennemente soggette o brave e fedeli esecutrici, quasi vergognose o timide di fronte alla forza che potrebbero esprimere in novità. I ministeri, carismi, servizi, sono doni per la comunità ed esigono una profonda e attenta rilettura che apra nuove vie alla comprensione del ruolo delle donne nella Chiesa» (Koinonia-forum, n. 367, 21 novembre 2013).
Bisogna tornare ad ascoltare l’eredità di Maria Dutto che aveva un po’ di sogni concreti per le donne.
«Sogno un’Ac, una Chiesa, che ascolta, che si lasci filtrare dalle difficoltà, dai discorsi, dalla mentalità, dalla concretezza e anche dalle prospettive che le donne hanno. Questo dialogo può essere proficuo se capace di portare dentro i programmi l’essenziale che le donne vivono. Ho proprio questo sogno! Mi pare giunto il momento per cui alle donne siano aperte tutte le possibilità, ma con loro ci sia il confronto da sorelle. Mi piacerebbe che i Vescovi (dico una cosa che alla mia età spero posso dire) ci interpellassero quando fanno un documento, non per prendere per vero quello che diciamo, ma per ascoltare quello che pensiamo. Se siamo le portatrici della vita, allora il domani andrebbe pensato insieme. Questo il mio sogno da perseguire senza spaccature, ma con un dialogo nella comunione. Un dialogo, uno stile come quello di Gesù che si siede al pozzo e ascolta; come quello di Gesù che va in casa degli amici e ascolta Marta e Maria; come quello di Gesù che fa questa esperienza persino nel miracolo, sotto l’influsso della Madre, alle Nozze di Cana. Cambia l’ora del miracolo! Va da Marta e Maria e piange, cambia i suoi programmi e risuscita Lazzaro. Nel Vangelo Gesù ci dimostra che ascoltare le donne non era una formalità: guardava la loro vita, raccoglieva desideri e tensioni, non le lasciava in disparte, non chiedeva loro di starsene a casa, ma si faceva seguire. Le amava e le sanava. Questo è il mio sogno riguardo alla presenza delle donne nella Chiesa. Per questo ho ancora un po’ di forza, tanta voglia di vita, quella che il Signore mi lascerà (In dialgo, n.8, Novembre/Dicembre 2007)»
12 maggio ’21 Silvio Mengotto






