Una delle scelte più apprezzate e anche più percorse in questo periodo dove si intrecciano la doppia convocazione del Sinodo dei Vescovi, il Sinodo della Chiesa Italiana, la costituzione della Assemblee Sinodali Decanali nella nostra Diocesi è l’invito a dare tempo all’ascolto di ogni esperienza umana alla ricerca di senso, senza pregiudizi. L’ascolto serio, profondo ci fa cogliere la presenza dello Spirito che, come diceva il card. Martini, ci precede e lavora dentro la storia, seminando il bene in ogni situazione, al punto da farci dire: “Davvero Dio non fa preferenze tra le persone”.
Per rivedere in azione lo Spirito abbiamo impostato la due giorni formativa a Pasturo per soci e responsabili di AC adulti cercando di attraversare con attenzione il testo degli Atti degli Apostoli in cui si racconta l’inizio dell’apertura della evangelizzazione ai pagani, senza passare dalla fede e religione ebraica. Oggi non siamo più abituati a pensare la religione su base etnica, ma ai tempi di Gesù ogni popolo aveva la sua religione ed era impossibile essere accolti nel sistema religioso di un altro popolo. Però oggi è evidente un altro aspetto della medesima questione: la religione cristiana si propone come un sistema di valori, leggi, norme, riti difficilmente condivisibili dall’uomo contemporaneo, appartenente ad una cultura nata dall’illuminismo e molto segnata dal paradigma scientifico, dal riconoscimento dei diritti umani, dal tentativo non sempre attuato di riconoscere pari dignità alla donna. E la fede? La fede la possiamo pensare separata dalla religione? Ecco che siamo nella medesima situazione di Pietro e Cornelio!
Il testo è molto lungo, si distende lungo tutto il capitolo 10 degli Atti, verrà ripreso già nel cap. 11 e la vicenda troverà una conclusione “canonica” nel c.15 al Concilio di Gerusalemme: è evidente che la questione è centrale nella evangelizzazione e nell’inculturazione del Vangelo, e la cosa oggi torna di attualità in modo evidente e drammatica.
Per far rivivere il lavoro fatto mettiamo in evidenza alcuni snodi del testo così da permettere a tutti di ripercorrerlo con attenzione.
Il lavoro è stato proposto seguendo il metodo Vita-Parola-Vita, che non è solo un metodo funzionale agli itinerari formativi, bensì è un modo di stare nella realtà che permette l’incontro tra la quotidianità di oggi fatta di dinamiche relazionali, tensioni, paure, drammi con le relazioni (Vita), le tensioni e i drammi abitati dal Signore che sono anche i nostri (Parola), che ci rinnova e ci rimette nella realtà con nuova energia (Vita)
E dunque, visto che il testo biblico ci parla di un incontro in cui ci si scopre persone con desideri e attese (è ciò che caratterizza l’umano), abbiamo provato a riconnetterci con il nostro modo di vedere la realtà e con i nostri ricordi. Abbiamo completato il primo passaggio sulla Vita, confrontandoci su alcune polarità con cui definiamo l’umanità che incontriamo: uomo-donna; giovane-anziano; omosessuale-eterosessuale. È un esercizio che ci permette di accorgerci di quanta parte di umanità perdiamo se ci concentriamo solo sulla polarità: una donna può essere anche madre, scienziata, caritatevole, appassionata di sport, attivista in difesa della natura, religiosa… e così per tutte le altre situazioni evidenziate. Ognuno di noi sta stretto in un’unica definizione! A ben guardare, dovrebbero essere di più la questioni e le dinamiche umane che ci uniscono di quelle che ci dividono…
Con la consapevolezza del nostro modo di guardare, interpretare e giudicare la realtà ci siamo posti in ascolto del testo. In modo saggio, l’autore degli Atti aveva già preparato i suoi lettori con l’episodio dell’incontro tra Filippo e l’Eunuco, al cap.8, un incontro in cui un pagano escluso per condizione sociale (doppiamente escluso, straniero ed eunuco) si incontra con Filippo e dopo che si sono raccontati la propria storia (l’Eunuco) e la storia della salvezza (Filippo), avviene il Battesimo dello Straniero. È un testo per noi lettori, per prepararci al seguito: infatti questo episodio non avrà un conseguenza diretta nel libro, non se ne parlerà, quindi il fine del testo è per noi, gli unici che lo incrociano. E strategicamente, l’episodio si conclude a Cesarea, la città dell’incontro tra Pietro e Cornelio.
Per rivivere il testo, presentiamo le varie scene, con i loro enigmi
La prima scena si svolge in un momento di preghiera, a casa di Cornelio: in una visione un angelo dice a Cornelio che le sue preghiere sono state esaudite e che deve mandare a chiamare Pietro a Jaffa. Quali siano le preghiere di Cornelio non si dice, né qui, né altrove… sta a noi prendere la parte di Cornelio e provare a sostare nella sua preghiera che certamente avrà fatto rileggendo testi della Parola, come del resto stava facendo l’Eunuco
Il giorno dopo avviene la scena parallela in casa di Pietro, con la famosa tovaglia piena di ogni animale e la voce che intima a Pietro di mangiare tutto e il conseguente rifiuto. Poi tutto scompare e al povero Pietro tocca interpretare. Viene chiamato da pagani ad andare da Cornelio: ci andrà? Collegherà la tovaglia e gli animali ai pagani? Ma come si potrà realizzare? 60 km, due giorni di cammino separano Pietro dall’incontro con Cornelio: come li avrà vissuti, tra l’altro in compagni di pagani?
Le scene con Cornelio possono essere almeno tre: la prima è l’incontro tra i due, in cui possiamo già notare una certa progressione della vicenda. Pietro riconosce che entrambi sono persone, e questo permette, un po’ in sordina nel testo, ma per sconcertare il lettore, di ritrovarsi nella casa di Cornelio, abbattendo in due parole una barriera culturale, condividere lo spazio.
La seconda scena mostra un desiderio, entrambi sanno qualcosa che li ha mossi ma si aspettano reciprocamente qualcosa che non appartiene al loro modo abituale di condividere. C’è tensione, ciascuno rimanda all’altro le sue domande e richieste, aumenta l’attesa anche nel lettore: finirà come nel migliore dei casi, ovvero che magari crescerà il rispetto reciproco ma le barriere religiose rimarranno? Un suggerimento ma anche un limite può venire dal confronto con un altro centurione, incontrato indirettamente da Gesù, che chiede la guarigione del servo. Gesù gli riconosce una fede grande, mai incontrata in Israele. E quindi? C’è una fede che può prescindere dalla religione?
L’ultima scena parte da un lungo discorso di Pietro, che può essere interpretato in diversi modi: è certo un racconto positivo della storia della salvezza, se vogliamo anche inclusivo. Ma il testo ci suggerisce un’altra strada: “Pietro stava ancora dicendo queste cose quando lo Spirito…”, è come se Pietro continuasse a parlare ma senza giungere ad una conclusione. Bello e completo il discorso, e quindi?
L’irruzione dello Spirito lo toglie dall’imbarazzo del fare quel passaggio, il passaggio che Cornelio osava fare nelle sue preghiere: posso entrare nel popolo di Dio? Lo Spirito riconoscendo la fede di Cornelio dice SI!
L’ultima tappa, la Vita rinnovata, l’abbiamo vissuta a partire sempre dal testo di Atti: come la vicenda tra Pietro e Cornelio diventa norma per la Chiesa? Perché viene raccontata più volte e questo racconto genera altre adesioni di fede, e perché si incrocia con altri racconti narrati da Paolo e Barnaba che, saggiamente, tornano dal loro viaggio verso Gerusalemme, raccontando le tante adesioni dei pagani alla fede. Forse anche noi dovremmo trovare soprattutto luoghi di racconto reciproco, dove confrontare sogni e speranze e poter annunciare che dove c’è desiderio di vita, lì abita lo Spirito e quindi rispondere senza timore alla domanda: che cosa mi impedisce di far parte della comunità cristiana? Nulla!
Esercitarsi su questo testo, rileggendolo più volte, riconoscendo che avviene in un tempo lungo, cinque giorni, suggerisce che per le svolte decisive che oggi sono necessarie alle nostre comunità occorre dedicare tempo, ascolto reciproco, per scelte di cui ci verrà chiesto conto, ma che da adulti nella fede ci sentiamo di assumere la responsabilità.



























