Unita, libera, lieta: sono i tre volti – belli, positivi – di una Chiesa fedele al vangelo e all’umanità, che sa procedere insieme, immune da legami mondani, moderna. Li identifica l’arcivescovo Mario Delpini nella proposta pastorale per l’anno 2021-22, che prenderà ufficialmente avvio l’8 settembre in duomo (ore 9.30), nella solennità della Natività della Beata Vergine Maria e con il rito di ammissione dei candidati al diaconato e al presbiterato.
“Unita, libera, lieta. La grazia e la responsabilità di essere Chiesa”: è infatti il titolo e rappresenta la trama – della lettera che il pastore della nostra diocesi, racchiusa nel volumetto pubblicato dal Centro ambrosiano (www.itl-libri.com).
Il testo si compone di una introduzione (Nella tribolazione la speranza) e quattro capitoli (Generati dalla pasqua, guidati dalla Parola; “Siano una cosa sola”. La Chiesa unita; “Nel mondo ma non del mondo”. La Chiesa libera; “La vostra gioia sia piena”. La Chiesa lieta”). Tra le appendici figurano “Immaginare il Gruppo Barnaba e l’Assemblea sinodale decanale”: in diocesi è infatti in atto un ripensamento della presenza territoriale e sociale della Chiesa.

Il tempo della ripartenza
“Come attraversiamo il tempo che viviamo, noi discepoli del Signore? I mesi che stiamo vivendo sono segnati da un’inedita tribolazione: la pandemia ha ferito, sospeso, inquietato tutti i popoli della terra e invaso tutti i Paesi”, si legge nell’introduzione del documento diocesano.
“Il nostro Paese e la nostra terra hanno vissuto mesi così drammatici da sconvolgere tutti gli aspetti della vita e travolgere molte vite. La pandemia è diventata un’ossessione e ha costretto a concentrare l’attenzione sulla cronaca quotidiana e locale, fino a far dimenticare il resto del mondo e le tragedie che continuano a tormentare popoli, famiglie, persone”.
C’è chi vive questo tempo di ripartenza “con l’atteggiamento di chi ha chiuso una parentesi e ritorna alla vita normale, alle abitudini consuete, senza nostalgia e senza un incremento di sapienza. Alcuni vivono questo tempo con un’inquietudine che accompagna ogni attività, ogni incontro, sospettando in ogni persona e in ogni luogo un pericolo, rimandando decisioni e iniziative a chi sa quando. Alcuni vivono questo tempo arrabbiati per quello che è stato. […] Come attraversiamo il tempo che viviamo, noi discepoli del Signore?”. L’arcivescovo richiama quindi un messaggio recente dei vescovi delle diocesi di Lombardia, “Una parola amica”, che “suggerisce percorsi di sapienza” (Imparare a pregare; Imparare a pensare; Imparare a sperare oltre la morte; Imparare a prendersi cura).
Aggiunge: “In questo tempo di prova e di grazia la proposta pastorale intende convocare la comunità cristiana perché non si sottragga alla missione di essere un segno che aiuta la fede e la speranza, proponendo il volto di una Chiesa unita, libera e lieta come la vuole il nostro Signore e Maestro Gesù, che è vivo, presente in mezzo a noi come l’unico pastore e che vogliamo seguire fino alla fine, fino a vedere Dio così come egli è”.
Percorrere la via dell’amicizia
Mons. Delpini propone nella lettera pastorale l’ascolto e la meditazione dei capitoli 13-17 del Vangelo di Giovanni, pagine in cui Gesù dialoga con i discepoli prima della Passione, un “invito a percorrere la via dell’amicizia” in cui chi segue Gesù “sperimenta che la fede è un rapporto personale con lui: in questo rapporto il comandamento e la verità si rivelano come il dimorare del tralcio nella vite, piuttosto che come l’indicazione di adempimenti e la consegna di una dottrina”. Alla illustrazione dei molteplici significati di questi capitoli del Vangelo è dedicata un’appendice a cura di don Isacco Pagani, pro rettore del Seminario di Venegono.
Nella parte centrale della Proposta pastorale il vescovo Mario approfondisce i significati dei tre aggettivi indicati nel titolo: che cosa significa essere una Chiesa unita, libera e lieta, e che cosa implica accogliere o tradire questa responsabilità?
Della chiamata all’unità l’arcivescovo sottolinea soprattutto gli aspetti della reciprocità e della coralità. “Non siamo ingenui: le tentazioni di protagonismo, di rivalità, di invidia, di scarsa stima vicendevole sono sempre presenti e seducenti. […] In questo esercizio, per certi versi inedito di comunione, di ‘pluriformità nell’unità’ possiamo essere aiutati da quella singolare forma di scuola cristiana che è l’ecumenismo di popolo a cui siamo chiamati in questi anni. Sono ormai diverse le parrocchie della nostra diocesi che ospitano nei loro edifici una realtà ecclesiale (perlopiù parrocchie ortodosse, ma anche comunità protestanti e pentecostali)”; l’invito è a “non limitare la nostra disponibilità a una semplice e formale condivisione di spazi, ma a intrecciare forme di dialogo e sostegno reciproco”.

I laici al centro del percorso
In questo capitolo della proposta pastorale Delpini illustra anche il percorso che la diocesi intraprende in questo anno, ovvero la nascita delle Assemblee sinodali decanali: “Questo processo non intende sovraccaricare i sacerdoti di ulteriori compiti, ma provocare tutte le vocazioni (laici, consacrati, diaconi e preti) ad assumere la responsabilità di dare volto a un organismo che non deve ‘guardare dentro’ la comunità cristiana; piuttosto deve guardare al mondo del vivere quotidiano dove i laici e i consacrati hanno la missione di vivere il Vangelo”. Un capitolo, questo, che sta interrogando l’Azione cattolica, che intende portare un contributo formato, umile e generoso alla costituzione e avvio delle stesse Assemblee sinodali.
“La Chiesa è libera – scrive Delpini nel capitolo su questo secondo aggettivo – quando accoglie il dono del Figlio di Dio; è lui che ci fa liberi davvero; liberi dalla compiacenza verso il mondo, liberi dalla ricerca di un consenso che ci rende inautentici; liberi di vivere il Vangelo in ogni circostanza della vita, anche avversa o difficile; Chiesa libera di promuovere la fraternità universale, Chiesa libera di vivere e annunciare il Vangelo della famiglia”.
Nella parte dedicata alla “Chiesa lieta”, in cui si richiamano alcuni punti fondamentali del pensiero di papa Francesco sulla gioia, il pastore della diocesi ambrosiana sottolinea che “è riduttivo definire la gioia come esperienza individuale. La festa è l’espressione comunitaria della gioia condivisa tra le persone”. E con riferimento più diretto alla vita delle comunità cristiane scrive: “È necessario che, attraverso la cura delle celebrazioni, si creino le condizioni perché si esprima la gioia frutto dello Spirito. Le celebrazioni tristi, grigie, noiose sono forse il segno di comunità tristi, grigie, noiose”. “La gioia cristiana – conclude mons. Delpini – non è un’emozione ma più profondamente un habitus che dona energie spendibili nella vita di ogni giorno, a livello individuale, familiare e sociale”.
Sui contenuti della Proposta pastorale tornerà lo stesso arcivescovo proprio l’8 settembre, in occasione della messa in Duomo per la Natività di Maria.

Gruppi Barnaba e Assemblee sinodali
La parte dedicata a Gruppi Barnaba e Assemblee sinodali merita un ulteriore focus in questa sede. “La nostra Chiesa diocesana è chiamata a una forma di comunione più intensa e più diversificata per una missione più coraggiosa”, scrive il vescovo. “L’Assemblea sinodale decanale è l’organismo che appare più proporzionato al compito indicato dal Sinodo minore. Il Sinodo ‘Chiesa dalle Genti’ ha pure immaginato il compito proprio del decanato: ‘Quello di svolgere la funzione insostituibile di incubatore di legami di comunione e pertanto gli è richiesto di rendere manifesta questa missione coinvolgendo espressamente nella sua azione i diversi soggetti ecclesiali’”. Il Gruppo Barnaba, d’altro canto, “è il nucleo apostolico che avvia il percorso che deve condurre a favorire la corresponsabilità nel discernimento e nella missione per costituire le Assemblee sinodali in ogni decanato”. Il Gruppo Barnaba, quindi, “ha il compito di immaginare il volto concreto dell’Assemblea sinodale decanale in cui tutte le vocazioni e i soggetti ecclesiali contribuiscano a leggere la situazione e a definire le priorità che la missione impone per quel territorio”.
Il Gruppo Barnaba inizierà ufficialmente il cammino domenica 17 ottobre 2021 in Duomo. L’arcivescovo presiederà l’eucaristia della Dedicazione della Chiesa cattedrale e darà il mandato con la consegna del Libro delle buone notizie.






