Per l’inizio del nuovo Avvento
L’Avvento torna con il suo invito a ricominciare. Ricominciare si deve, ma si può in questi giorni di sete profonda? Ci sono tante realtà da pacificare, da ricucire, da rialzare, da incoraggiare, da consolare. Guardandosi attorno la sete è davvero grande. Sono volti che invocano la pace, barche di fortuna che attraversano un mare, o fragilità più quotidiane e ordinarie che fanno fatica ad amare o a dire la verità, agli altri o a loro stessi.
Siccità
Vengono alla mente le immagini dell’ultimo film di Paolo Virzì, presentato fuori concorso nell’ultima mostra di Venezia. Il titolo è già affascinante: Siccità. Già, ma quale siccità descrive? Di quale sete parla? È difficile non raccogliere entrambe le domande. Per quanto importante sia, non basta, infatti, soltanto accorgersi di una situazione. Occorre, invece, saper cogliere la domanda che essa porta con sé.
Il film si apre con il Tevere in secca, così tanto da fare spavento. Manifesta ciò che il suo fluire ha nascosto per secoli sotto il pelo dell’acqua. Ci sono resti di un’antichità nobile e fastosa, insieme alla spazzatura accumulata nel tempo, frutto di mille incurie e mille disattenzioni. Il colore della fotografia è l’ocra, di terra secca, arida senz’acqua, come dice il Salmo. Racconta di un’arsura diventata così grande e troppo agilmente dissimulata che, forse, è difficile oggi da appagare. Così tanto che fa esplodere proteste di adulti e di giovani scontenti.
Su questo sfondo arido e screpolato, si srotolano le biografie, anch’esse, come la terra, profondamente assetate. Un medico ospedaliero, un avvocato di successo, un attore in crisi artistica, un taxista sonnolento, un detenuto di Rebibbia, evaso per caso, che non riconosce più il mondo, un’infermiera in attesa di un bimbo, uno scienziato diventato una star della televisione, una diva del cinema… E poi le storie si intrecciano: figli e figlie in cerca di un padre, e padri e madri in cerca dei figli. Uomini e donne in cerca tra loro e assetati di felicità.
Siccità è il simbolo di una sete più grande. Di un pianeta che soffre, di uomini e donne in cerca di amore e di come lasciarsi amare. Eppure, mentre si raccolgono tutte queste seti, ci si accorge che tutte insieme invocano una pioggia che non tarderà a venire. Sembra sia una grazia che viene dal cielo a restituire la vita.
Coraggio, non temete!
Nel cuore di questo Avvento riascolteremo queste straordinarie parole di Isaia: «Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi”. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso sorgenti d’acqua» (Is 35,3-6). La novità inattesa viene da Dio. Ciò che è inerte si tramuta in sorgente di vita. È per questo che desideriamo rimetterci in cammino.
Mentre raccogliamo le nostre seti, torna l’Avvento. Torna con la sua novità, con la sua capacità di ricordare la venuta di Dio nella carne e l’attesa del suo ritorno, nell’operosità dei giorni. Torna per farci «strenui inseguitori di orizzonti, sentinelle dell’alba, nel chiarore che annuncia il giorno del compimento» (F. Scarabicchi).
Don Cristiano Passoni






