Le presidenze di AC delle dieci diocesi lombarde si chiamano a raccolta per avviare una ricerca approfondita sulla dinamica delle alleanze, un tema che scaturisce dal documento assembleare dopo l’ultimo rinnovo dei quadri e che raccoglie molte riflessioni associative degli ultimi anni.
Dare valore alle alleanze per l’Azione Cattolica è riscoprire se stessa, da sempre scuola di legami dei credenti tra di loro (fino a generare il soggetto associativo che ama e vive la Chiesa), tra credenti e altre persone di buona volontà che abitano il tempo presente, tra soggetti collettivi che caratterizzano l’impegno del laicato oggi, tra chi fa politica e si interroga sul bene comune, tra i preti e i laici nel popolo di Dio, tra le generazioni che riscoprono un modo nuovo per scontrarsi, incontrarsi e capirsi, tra credenti di fedi diverse, tra comunità, paesi e culture, tra soggetti d ella società civile che condividono l’impegno culturale e sociale.
L’intensità di certi temi conciliari che definiscono il rapporto tra la “chiesa” e il “mondo”, richiamata con forza e attualità nelle pagine di Evangelii Gaudium chiede di vivere nella logica delle alleanze per contribuire alla pace sociale come compito irrinunciabile di chi crede in Dio e ama il suo tempo.
Si intravedono due rischi: il primo è ritenere importante il tema delle alleanze – nell’epoca delle defezioni e dei numeri ridotti – come mero antidoto alla solitudine o alla mancanza di mordente delle proposte formative; il secondo è pensare alle alleanze inanellando slogan quando invece si tratta di andare a fondo su un tema duro e attuale, nel tempo delle guerre numerose, dell’individualismo cocente, dei legami fragili.
Con l’aiuto del nuovo Presidente Nazionale di AC Giuseppe Notarstefano andremo alla riscoperta dell’AC come palestra di alleanze per rinfrescare la responsabilità e il compito che ci siamo assunti di educare tanti a pensare in modo plurale, ad agire in modo collettivo, a non temere complessità e dialettica, ad ascoltare a fondo le ragioni dell’altro.
Cercheremo di capire come crescere su questa attitudine che ci sta a cuore, nella convinzione che c’è una pedagogia delle alleanze e si compiono passi per impararla e praticarla. Ci interroghiamo su come non essere tiepidi quando si tratta di attraversare i conflitti fino in fondo senza diventare partigiani con il rischio di escludere qualcuno. Ci domandiamo, in campo civile e in campo ecclesiale, cosa significa essere in ascolto, essere in rete, costruire insieme e servire la società ritenendo le differenze sfida e ricchezza più che ostacolo e fastidio.







