Piergiorgio Frassati sarà proclamato santo. Lo ha confermato papa Francesco durante la Messa del 24 novembre. La liturgia di canonizzazione si terrà a Roma il 3 agosto 2025 durante la Giornata giubilare dedicata ai giovani.
Pochi giorni prima, papa Francesco, incontrando la delegazione del Consiglio nazionale dei giovani, organo consultivo di rappresentanza del mondo giovanile italiano nella interlocuzione con le istituzioni, aveva ricordato Frassati con queste parole: «Vi affido al beato Pier Giorgio Frassati. Lo conoscete? Io da bambino avevo sentito parlare di lui, perché il mio papà era membro dell’Azione cattolica. È un giovane come voi, che ha testimoniato con la vita la gioia del Vangelo. Vi invito a conoscerlo e imitare la sua coerenza e il suo coraggio, la sua gioia».
Per conoscere la figura di Pier Giorgio Frassati abbiamo intervistato Roberto Falciola, presidente dell’Azione cattolica di Torino, dell’Opera diocesana Pier Giorgio Frassati e vicepostulatore della causa di canonizzazione che il prossimo 8 dicembre incontrerà l’Azione cattolica di Milano in una serata on-line cui interverrà anche don Luca Bertarelli, assistente regionale dei Giovani dell’Ac piemontese.
Pier Giorgio Frassati nasce a Torino nel 1901. La sua vocazione di laico cristiano si realizza con entusiasmo in molti impegni associativi e politici. Nell’Azione cattolica e nella Fuci trova la sua vera palestra di formazione cristiana. A un sacerdote Frassati scrive: «Io sarò ingegnere minerario per poter ancora di più dedicarmi a Cristo tra i minatori». La sua vita verticale è una ascesa che incrocia orizzontalmente gli ultimi, i poveri, gli sfortunati. «Questo incrocio tra verticale e orizzontale», dice Roberto Falciola, «spiega benissimo la figura di Pier Giorgio Frassati. Quando gli viene chiesto perché va a trovare i poveri nelle loro case dove vivono in situazioni difficili, problematiche, a un amico scrive: “Gesù nella santa comunione mi fa visita ogni mattina. Io gliela rendo, con i miei poveri mezzi, visitando i poveri”. Questa è la chiave per comprendere la vita cristiana di Pier Giorgio. La sua vita di carità è proprio una diretta conseguenza della profondità della sua fede, del suo modo di vivere la fede, in modalità che sono della Chiesa da sempre: la preghiera, la frequentazione della Parola, i sacramenti, l’amore verso i fratelli e le sorelle».
Pier Giorgio Frassati raccomandava di «non vivacchiare, ma vivere». È ancora attuale?
«L’affermazione è tutt’altro che semplice, perché la frase completa da cui noi la estraiamo è profonda e ricca di significati e dice: “Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere”. Pier Giorgio dice che senza una verità da difendere non è vivere, ma vivacchiare. Il suo richiamo non è soltanto a una vita piena, significativa, ricca di cose interessanti, ma va legato al tema profondo della verità. Pier Giorgio sentiva e viveva, perciò sosteneva, che il senso pieno dell’esistenza umana si lega proprio al rapporto con la verità, che non a caso lui scriveva con la V maiuscola. In questa verità intendeva il Signore. Il messaggio che noi estraiamo da questa sua espressione non è quindi solo un richiamo alla vita per viverla in pienezza, ma è anche un cercare la radice profonda della vita che le dà pienamente senso e, per i cristiani, svela anche perché sia possibile attraversare il dolore che la vita inevitabilmente porta con sé, senza perdere la speranza».
Salire sui monti, come faceva Pier Giorgio Frassati, significa anche scendere in profondità con sé stessi, fare spazio alle cose importanti. La montagna per Frassati è una dimensione geografica ma anche simbolica?
«Questo senz’altro. Nell’amore per la montagna di Pier Giorgio si intersecano diverse dimensioni. Da un lato c’è quella che potremmo definire estatica, cioè la gioia di fronte alla bellezza del creato. All’amico Mario Beltramo scrive: “Ogni giorno mi innamoro sempre più delle montagne e vorrei, se i miei studi me lo permettessero, passare intere giornate sui monti a contemplare in quell’aria pura la grandezza del Creatore”. Salire sulle montagne era per lui assaporare l’aria, i colori, la bellezza fisica di ciò che lo circondava: significava contemplare le meraviglie del Creatore. Pier Giorgio però associava a questo esercizio fisico, impegnativo, la metafora dell’allenamento a salire le vette della vita che, a sua volta, richiede grande impegno e sacrificio. Negli ultimi anni della sua esistenza Pier Giorgio aveva tematizzato e interiorizzato fortemente il tema del sacrificio. Dal suo punto di vista il sacrificio è necessario per tentare di raggiungere la vetta, che di volta in volta è la vetta del monte, ma anche la vicinanza al Signore. La montagna infine era il luogo dell’amicizia: andava in gita anche solo con pochi compagni, ma amava soprattutto le escursioni con il gruppo degli amici e delle amiche della FUCI; era la gioia dello stare insieme, dello scherzo, del vivere il tempo bello trascorso in compagnia; ma erano anche occasioni in cui continuava a testimoniare la sua inesauribile capacità di vedere le necessità degli altri e di soccorrerle».
Quali sono i “sentieri”, l’eredità, di Pier Giorgio Frassati per i giovani di oggi?
«Potremmo dire semplicemente che lascia in eredità la sua testimonianza, cioè il fatto che essere giovani cristiani è una cosa bellissima, non è negarsi alle gioie della vita, anzi, potremmo dire che è avere la ricetta per assaporarla, gustarla sino in fondo, scoprirne il mistero e farlo proprio. In un tempo come il nostro segnato dalla frammentazione, dalla solitudine e da un contesto spesso di incomprensione e a volte di violenza, la testimonianza di un volto fraterno, gioioso, amico, profondo, capace di cogliere i bisogni dei fratelli e delle sorelle, può essere di consolazione, ma anche di invito a vivere pienamente la propria giovane esistenza, senza lasciarsi mortificare troppo dalle difficoltà che si incontrano, ma con la consapevolezza e la comprensione che è possibile lavorare per un futuro migliore e fare la propria parte nella costruzione del Regno di Dio».
Silvio Mengotto






