Celebriamo quest’anno l’ottantesimo compleanno della nostra Repubblica, di un anno più giovane rispetto alla nostra Liberazione dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista. Il preludio alla stesura di un’altra nostra proprietà: la Costituzione. “Proprietà”, la Costituzione, perché appartiene a tutti, così che tutti hanno il diritto-dovere di difenderla, in quanto carta dei valori che dovrebbero unire gli italiani e le italiane in un’unica comunità nazionale.
È bene quindi che si continui ad amare e sostenere la Costituzione, pur senza negare la possibilità di qualche opportuno ritocco, reso necessario dalla sua età avanzata, naturalmente senza operare pericolosi stravolgimenti.
Repubblica, Costituzione e Resistenza
È bene, però, anche continuare a interrogarsi sul legame essenziale esistente tra la Repubblica italiana, la sua Carta fondamentale e la Resistenza. Già, la Resistenza: esaltata, mitizzata, respinta, demonizzata, rimossa… Una coscienza civile matura deve fare i conti con la Resistenza con il dovuto distacco critico, ma con la consapevolezza che essa costituisce la base insostituibile per lo sforzo di rinascita dell’Italia: per raggiungere una libertà non concessa in piccole dosi da stranieri e per costruire uno Stato antitetico in termini di valori rispetto a quello fascista. Con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, la Resistenza ha contribuito a ridare dignità a tutto il popolo italiano (anche a quella parte che la ignorava o la combatteva).
La Resistenza, un fatto di popolo
Dalle prime embrionali forme sorte spontanee tra i nostri militari il giorno dell’annuncio dell’armistizio (8 settembre 1943) alle massicce deportazioni di oppositori politici e di lavoratori in sciopero, dalla collaborazione tra persone con le più diverse idee politiche alla partecipazione delle donne di tutti gli strati sociali, dal sacrificio di tanti preti a quello di altrettante suore: non si può negare che la Resistenza italiana sia stata un fatto di popolo, ancorché non di tutto il popolo. Chi ha imbracciato un’arma, chi ha soccorso i perseguitati, chi ha elaborato proposte per un domani migliore: tutti hanno incarnato il grido di un Paese intero: “Pace, Libertà”. È lo stesso grido che si leva oggi da tante zone del mondo e che così tanto bene sta interpretando papa Leone XIV.
Buoni Samaritani e Maccabei
L’Azione Cattolica ha offerto all’Italia migliaia e migliaia di buoni Samaritani e di fratelli Maccabei. I Maccabei: come Mattatia, che fuggì sui monti, chiamando a sé coloro che ricercavano «la giustizia e il diritto», seguito dai suoi cinque figli (1Mac 2,29); così tanti assistenti e responsabili dell’Azione Cattolica seppero comprendere le necessità del tempo e scelsero di farsi ribelli, secondo le specifiche modalità determinate dalle circostanze e dal loro carattere.
Lo fecero consapevoli dei rischi che avrebbero corso. Si sforzarono, pur combattendo con le armi, di mantenersi coerenti con i principi evangelici, persino amando il nemico. Gino Pistoni accettò di morire dissanguato per stare vicino a un fascista ferito e con il proprio sangue scrisse “W Cristo re. W A.C.”. Divenne uno dei modelli per i giovani del dopoguerra. Così fu per Teresio Olivelli, Odoardo Focherini e tanti come loro. Cresciute nell’Azione Cattolica e nella FUCI, Laura Bianchini, Ida D’Este, Tina Anselmi e tante altre donne maturarono nella Resistenza un progetto di impegno politico e civile che le avrebbe portate a essere protagoniste della storia italiana.
Il meritorio portale predisposto dall’Isacem-Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI (https://biografieresistenti.isacem.it/) costituisce una preziosa raccolta dei nomi e delle vite di tanti soci e socie attivi in tutta Italia. In quel portale compaiono anche i nomi di alcuni nostri predecessori nell’Azione Cattolica Ambrosiana: Carlo Bianchi, Giuseppe Bollini, Giancarlo Puecher, Giuseppe Lazzati, Antonio Manzi, Renato Vuillermin.
Il dovere della memoria
In un’epoca dove la cronaca scavalca ogni minuto sé stessa, diventa un dovere civile e morale mantenere viva la memoria di chi si è offerto senza fare calcoli di guadagno o di consenso, talvolta fino a donare la vita.
In un mondo dove la violenza è fine a sé stessa e dove i sovranismi pretendono di far valere la legge del più forte, si ricordino gli ideali di quelle donne e di quegli uomini che operarono per realizzare il sogno di un’Italia e di un’Europa più libere, più giuste, più solidali.
L’Azione Cattolica Ambrosiana intende fare tesoro del loro lascito.
Azione Cattolica Ambrosiana – La Presidenza diocesana
Milano, 21 aprile 2026
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L’Azione Cattolica Ambrosiana invita i soci a partecipare alla manifestazione del 25 Aprile 2026, con partenza da Corso Venezia alle ore 14.30.






